C’è una sola cosa che si scrive solo per se stessi, ed è la lista della spesa. Serve a ricordarti che cosa devi comperare, e quando hai comperato puoi distruggerla perché non serve a nessun altro. Ogni altra cosa che scrivi, la scrivi per dire qualcosa a qualcuno.

Umberto Eco

domenica 29 marzo 2015

The Gambler

Io non sono una giocatrice d'azzardo.
Non ho mai fatto scelte in base a delle previsioni.
Non ho mai contato le mie parole.
Me ne sono sempre andata quando magari dovevo restare.
Non ho mai capito come si facesse ad amare il gioco d'azzardo.
Vedere che stai perdendo, aspettare, riprovare. Non perdere mai la speranza.
No, io non ho la flemma del giocatore che riesce anche a non sudare.
Io prendo tutto, tutto quello che sono, tutto quello che ho fatto, che è tutto quello che ho. Prendo tutto questo, con quel dolore lancinante alle dita delle mani, e punto tutto, tutto, una sola volta, sul rosso.

E tutte le volte, la ruota, pare che non smetta mai di girare.

martedì 24 marzo 2015

Sogno incosciente

Era tutto il giorno che il telefono squillava, messaggi, notifiche, probabilmente anche due o tre chiamate perse.
Ma lei non lo prendeva dalla borsa, continuava a camminare e ridere.
Lo guardava come se dovesse impararlo per ricordarlo per sempre.
 Cercava di compiere solo gesti quotidiani, s'impegnava a mettere un piede davanti all'altro.
Lo carezzava solo con gli occhi.
Non si poneva alcuna domanda.
Lì.
Ad un certo punto arrivarono in un bar, lui si tolse il cellulare dalla tasca e lo poggiò sul tavolino. Lei girò lo sguardo altrove.
"Cosa c'è?" Le chiese
"È l'ora..."
"Pensi che sia tardi?"
Gli occhi di lei si riempirono di lacrime: "È che non lo voglio sapere... non lo voglio sapere se sto sognando."

lunedì 16 marzo 2015

Le grandi cose sono fatte dalla somma di molte piccole cose.

Non è più facile sapere che non si è soli in questa malattia chiamata vita.
I sintomi sono gli stessi e la febbre la sento a tempi alterni, un giorno brucia tutto e l'altro solo brividi di freddo.

"La normalità è una strada lastricata: è comoda per camminare, ma non vi cresce nessun fiore." 

La passione ti porta a vedere con una lucidità devastante ed una volta assaporata la bellezza senti come se non potesse mai possederti veramente.
Più la osservi e più ti senti disgiunto come se fossi sbagliato, come se in te non albergasse niente di altrettanto naturale.

"La poesia ci circonda ovunque, ma metterla per iscritto non è facile quanto vederla."

Ti senti come un bimbo staccato, appena nato, da sua madre. Ti sembra di non appartenere e tutto quello che vedi riflesso nelle persone ti genera un misto di tenerezza e gelosia. Così lontani dal capire cosa li circonda ma così inseriti nel disegno che ad un tratto diventan belli anche loro e non puoi fare a meno di amarli momentaneamente... di cercare la loro mano per essere parte del dipinto.

"Credo non ci sia nulla di più artistico che amare la gente."

 Un attimo in cui smetti di guardare da fuori, smetti di guardarti dentro e t'irradi in quel sole finchè non brucia la pelle, finchè non fa male agli occhi, finchè l'afa non soffoca nessun altro otre te.

"Il pescatore sa che il mare è pericoloso e la tempesta terribile, ma non hanno mai ritenuto questi pericoli sufficienti per trattenerli a riva."

 Destinati all'esilio, a vivere come se fosse una malattia che un po' la odi e un po' impari ad apprezzarla.
Sai che alla fine dei conti, anche se salti spesso nei dipinti, sarete soli tu e lei, come una condanna. Ed ogni volta ti chiedi quanto ne valga la pena usare la tua energia per un solo balzo, che poi non sai mai quanto tempo ti è concesso, appena assaporato vieni risputato fuori come se fossi disgustoso.

"Che sarebbe la vita senza il coraggio di tentare qualcosa?"

Allora  valuti bene "il quando", "il come" ed "il perchè" ma sostanzialmente non rinunci mai a cercare l'appartenenza perchè sei veramente vivo solo finchè ami qualcosa, finchè hai la speranza d'esser amato da qualcosa...

"Ama molte cose, perchè è in questo la vera forza, e ciò che si fa con amore è ben fatto."

...Nonostante tu sia profondamente sbagliato. 
Nonostante tu sia la medicina per le loro malattie:
la visione esatta di un mondo che gli altri occhi percepiscon distorto;
l'amore profondo, quello che dai senza volere un riscontro.

"Vorrei solo che mi accettassero per quel che sono."

Vorrei solo che mi accettassero con la pelle bruciata, con gli occhi chiusi e la bocca serrata. Perchè in realtà io non starei male in quel quadro se solo si riuscisse a capire che "non c'è blu senza giallo e senza arancio."

Ma anche se non arriveranno mai a comprenderlo "penso spesso che la notte è più viva e intensamente colorata del giorno." 

Nella notte noi, pochi, tristi e magnifici spettatori.
Così impegnati a saltare, fra la gioia del non esser rinchiusi al dolore profondo di non essere inclusi.
Ci osserviamo per un attimo eterno, ci riconosciamo e fuggiamo.
Che senso ha vedere altri occhi lucidi guardare verso i colori?!?




mercoledì 11 marzo 2015

Un ponte lascia passare le persone

A Berlino ti danno una mano.
Al ristorante, in metro, per strada.
Non sembra abbiano fretta e ci tengono ad aiutarti, non se ne vanno finchè non capiscono che hai capito.

Non accelerano il passo scusandosi perchè hanno un impegno, non si scusano perchè non sanno l'inglese o non desistono perchè il tuo inglese è veramente tremendo per esser compreso. Semplicemente sono presenti, in un modo tenero, pieno di tentativi, che non ti fa sentire mai sola in quella grande città.

A Berlino si tengono per mano.
Al ristorante, in metro, per strada.
Non si tengono a braccetto, non sembra cerchino supporto o protezione, sembra che vogliano camminare assieme.

Si tengono per mano i ragazzi, le ragazze e le coppie etero di qualsiasi età, come a dire: "ci sono ora e ci sarò dopo e non perchè hai bisogno e devo supplire le tue mancanze, ma perchè assieme faremo un percorso, ricco di tentativi, che non ti farà mai sentire sola... in quella grande città!"

mercoledì 4 marzo 2015

Questione di confini

Amo aspettare, non ho fretta.
Non ho mai fretta per niente, perchè so che tutto arriverà, arriverà quel film al cinema, uscirà finalmente il libro, aprirà quel locale, io partirò per un viaggio e tu mi risponderai al messaggio.
Sarà un cuore, perchè è sempre un cuore ed io sorriderò tutta, anche nella pancia.
Sorrido sempre quando mi arriva quel cuore perchè mi sciogli in una tenerezza che alle volte penso non m'appartenga... che sia solo tua.
Vorrei essere per tutti ciò che sono davanti ai tuoi occhi, tu che non vuoi dimostrarmi alcuna forza e che insieme semplicemente siamo.
Amo aspettare quando non ho fretta di leggerti, di sentirti, di vederti, quando non ho bisogno di te per fare il punto ed andare avanti, quando la mia voce sola può essere un sufficiente riassunto.
Amo aspettare quando non ho paura di perderti, che ti dimentichi, perchè io non riesco ad elemosinare tenerezza ed è uno schifo in tutta questa forza.

«Tutto è pronto; la valigia,
le camicie, le mappe, la fatua speranza.
Tutto è pronto: il mare, l’atlante, l’aria.
Mi manca solo il quadro,
un diario di bordo, il dove, le carte
di navigazione, venti a favore,
il coraggio e qualcuno che mi ami
come non so amarmi io»

Juan Vicente Piqueras

martedì 3 marzo 2015

Do you speak?!?

Ma sì parliamone, parliamone di nuovo. Mettiamo assieme tutte le mie parole in questa quiete d'inquietante chiarezza. Prendiamo i tuoi discorsi velati di saccenza e ostentata sicurezza. E' una sensazione che hai nella saliva, quando te ne rimane troppa in bocca... non ci siamo capiti neanche questa volta. Eppure a qualcosa dovrà pur servire parlare. Non può essere così stupidamente soggettivo che io, in ciabatte sorseggio tè, e tu, davanti a me, fai sesso. Ma dovremmo proprio incontrarci un giorno per parlarne, parliamone di nuovo, magari quando avremo imparato entrambi l'italiano.

giovedì 26 febbraio 2015

Come Anatolij Evgen’evic Karpov e Garri Kimovic Kasparov

Tutti a consigliare di cambiare, di rinunciare, di esiliare.
Nessuno che ti dica continua a soffrire e lotta, lotta sempre per quello in cui credi e per quello che senti.
Allora gli occhi vengono d'improvviso folgorati dalla verità, che molti grandi poeti son stati curati perchè pazzi e son rimasti pazzi nonostante le cure e c'hanno regalato le più grandi emozioni di questo secolo.
Non farti curare mai, non farti dire quali rami tagliare che in natura nessuno taglia i rami agli alberi, sono loro a spezzarsi quando non ce la fanno più. Ma oramai nessuno tollera l'imprevisto, tutto calcolato, anche il dolore.
Non farti dire quello che non ti serve perchè quando non ti servirà più lo lascerai andare e in quello stesso momento ti sentirai sollevato.
Fino ad allora lotta con tutte le forze che riesci a trovare, con tutta la dignità che puoi possedere, lotta di strategia ma da una trincea, lotta come un giocatore di scacchi seduto per 20 ore davanti ad un tavolo fra il bianco e il nero senza fame e senza sete.
Perchè?!? Per regalare al mondo quello che più gli manca, la passione.
Visto che non hanno abbastanza coraggio per viverla almeno noi raccontiamogliela una bella storia.

[...] Da quella prima volta che i duellanti si sono incontrati e hanno iniziato a odiarsi di quel furore che solo gli scacchi sanno suscitare, sono cambiate molte cose. L’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche non esiste più, la guerra fredda è finita, l’Armata Rossa che strategicamente veniva spostata dal Politburo sulla grande scacchiera del pianeta si è dissolta, è cambiato il modo stesso di combattere le guerre, è mutata l’economia, la società, la politica, da una parte e dall’altra del Muro, che pure è caduto. 
Ma i duellanti sono ancora lì, immobili e immutati, impietriti, in bianco e nero, come il Cavaliere e la Morte. La partita continua. La Sfida, per essere davvero tale, deve essere eterna. Si ritroveranno oggi a Valencia per una esibizione che nel mondo degli scacchi suscita attesa, commozione, curiosità. Per Kasparov e Karpov significherà solo una cosa, la stessa di sempre: sofferenza. Venticinque anni fa, nel glaciale silenzio della sala delle Colonne, al Cremlino, in quell’epico scontro, i due figli giganti del più antico gioco del mondo soffrirono ininterrottamente dal settembre del 1984 al febbraio del 1985. Per conquistare il titolo di campione erano necessarie sei vittorie. I due Maestri giocarono 48 partite. Karpov ne vinse cinque, Kasparov tre, le altre 40 finirono in pareggio, fino a che la Federazione Internazionale decise di sospendere la sfida a salvaguardia della salute mentale dei contendenti. Karpov e Kasparov fino a quel momento erano rimasti seduti davanti ai loro pezzi per oltre 200 ore, avevano mosso 1652 volte, e avevano perso cinque chili di peso uno, sette chili l’altro. Quando non giocavano, studiavano. E quando non studiavano, giocavano. Le ore di sonno erano ridotte al minimo. La tensione psico-fisica era al punto di rottura. Ma se non li avessero interrotti, entrambi avrebbero continuato a giocare, sarebbero andati avanti all’infinito, come in quelle stampe antiche in cui si vedono due giocatori che cominciano la partita ragazzi e la finiscono vecchi. 
[...] La sfida tra i due titani della scacchiera, i due «K» che con la loro forza di gioco hanno rifondato quella particolare forma di filosofia matematica che sono gli scacchi, dura da 25 anni, tra match e riposi. Al nuovo duello di Valencia si sono preparati con cura, come sempre. Kasparov si è allenato in Norvegia con il giovane prodigio Magnus Carlsen, 18 anni; Karpov si è isolato per una settimana sulla costa spagnola lavorando con diversi maestri e il computer. Oggi torneranno a sedersi uno di fronte all’altro e ricominceranno a odiarsi, come sempre. Chi vincerà, è indifferente. Shah Màt. Comunque finirà, morirà un re.
Luigi Mascheroni - Lun, 21/09/2009 - 09:07

lunedì 16 febbraio 2015

Come una sentinella infreddolita 
c'ero io 
nella tua vita

sabato 14 febbraio 2015

La rabbia e L'amore.

- D. Millman

Quanto sto pensando all'amore, quanti libri, quante poesie, quanti discorsi...
Perché è qualcosa di magico quando vi è fra due persone, è più sconvolgente quando c'è fra due amici, è devastante quando sorpassa la specie.
E quanta rabbia accompagna l'amore costantemente, quando ti paralizza in lacrime e ovunque nel tuo corpo rimane solo "PERCHÈ?!?"
Un tempo avrei detto "toglietemi tutto" oggi affamata direi "datemene ancora, posso portare dentro ancora più rabbia e tutto l'amore."