C’è una sola cosa che si scrive solo per se stessi, ed è la lista della spesa. Serve a ricordarti che cosa devi comperare, e quando hai comperato puoi distruggerla perché non serve a nessun altro. Ogni altra cosa che scrivi, la scrivi per dire qualcosa a qualcuno.

Umberto Eco

mercoledì 6 maggio 2009

Noi dovremmo guardare i bambini!

I bambini ci guardano...

Ricordiamoci sempre che noi siamo il loro esempio...
No, no, no alla violenza!

lunedì 30 marzo 2009

LE COSE CHE HO IMPARATO NELLA VITA

Paulo Coelho

"Ecco alcune cose che ho imparato nella vita:
Che non importa quanto sia buona una persona ogni tanto ti ferirà e per questo, bisognerà che tu la perdoni.
Che ci vogliono anni per ricostruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla.
Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.
Che le circostanze e l'ambiente hanno influenza su di noi, ma noi, siamo responsabili di noi stessi.
Che, sarai tu a controllare i tuoi atti, o essi controlleranno te.
Ho imparato che gli eroi sono persone che hanno fatto ciò che era necessario fare, affrontando le conseguenze.
Che la pazienza richiede molta pratica.
Che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come dimostrarlo.
Che solo perché qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che non ti ami con tutto sé stesso.
Che non si deve mai dire ad un bambino che i sogni sono sciocchezze, sarebbe una tragedia se lo credesse.
Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno, nella maggior parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.
Che non importa in quanti pezzi sia il tuo cuore si è spezzato: il mondo non si ferma, aspettando che tu lo ripari.
Forse è bene che incontriamo un po' di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontriamo, sapremo come essere riconoscenti per questo regalo.
Quando la porta della felicità si chiude, un'altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo quella chiusa che non vediamo quella che è stata aperta per noi.
La miglior specie d'amico è quel tipo con cui stare seduto in un portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti come se fosse stata la miglior conversazione mai avuta.
È vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.
Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un'ora per piacergli e una vita per dimenticarlo.
Non cercare le apparenze, possono ingannare.
Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.
Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci vuole solo un sorriso per far sembrare brillante una giornataccia.
Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.
Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che vorresti tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero!
Sogna ciò che ti va, vai dove vuoi, sii ciò che vuoi essere perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.
Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice.
Mettiti sempre nei panni degli altri, se ti senti stretto probabilmente anche loro si sentono così.
Le più felici delle persone non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.
La felicità è ingannevole per quelli che piangono; quelli che fanno male, quelli che hanno provato, solo così possono apprezzare l'importanza delle persone che hanno toccato le loro vite.
L'amore comincia con un sorriso, cresce con un bacio e finisce con un thè. Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi andar avanti bene nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e i tuoi dolori.
Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano.
Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l'unico che sorride e ognuno intorno a te pianga"

martedì 24 marzo 2009

I fiori dell'Italia

Ecco un'altra foto dimenticata,
vista e già eclissata.
Son cresciuta perchè l'ho guardata,
prima mi sarei girata.
Sono corpi sconvolti da grida,
una realtà che rimane muta.
Oggi è la fame,
domani lo stupro
e poi le botte
non riesci a concepirne così tante...
Tutto in quella foto
che ho già dimenticato
perchè domani ne arriva un'altra
e non ha senso soffrire
per ciò che non puoi cambiare.
Mi hanno insegnato a perdonare...
se ti uccidono un padre,
se seviziano tuo figlio,
se violentano tua nipote.
Dicono che un'altra opportunità
proprio gliela dobbiamo dare...
Così mi cade la rabbia
e divento routine d'immagini.
Eppure quando è un cane
si deve eliminare.
Fosse stato lui ad eliminare noi
quando gli abbiamo ucciso i figli,
quando lo abbiamo torturato
e anche stuprato
adesso non ci sarebbe alcuna foto
a testimoniare la violenza
che ci scorre nel sangue.

Santifica la tua vita!

Dio mi ama...
Dio mi ama perchè ho ascoltato la sua parola. Quante bastonate dietro la testa per capire la via giusta.
Dio mi ama perchè dentro di me porto la sua parola marchiata a fuoco, son la sua bestia più fedele.
Dio mi ama perchè non mi sono mai fermato, perchè l'ho cercato sotto quel sasso e solo lui sa quanta fatica ho fatto per trovarlo.
Sa che io so cos'è una chiesa e so usarla. Non mi limito a santificare le feste e il settimo giorno non mi riposo. Non prego e non chiedo, perchè lo conosco e so che mi vuol forte nelle mie decisioni, perchè si fida di me.
Conosco il suo disegno e mi stupisco che gli altri non lo guardino.
Deludente davvero la plebaglia che c'affolla.
Sono il cane del Signore, quello che non morde perchè portato a compassione e intanto muore di fame. Quello che ti lecca la mano e ti guarda strano quando sbagli ma che dorme solo fra le braccia dei giusti. Libero di correre in questo mondo non ho voluto raccogliere il gregge, forse mio unico errore. So che mi sarà perdonato anche questo, perchè ho preferito occuparmi della mia trave che della loro pagliuzza. Mi son fermato a leccare le ferite degli angeli che c'ha donato e sempre lo rifarei... conosco il suo odore e non posso farne a meno, è così che non mi sento solo.
Dio ama il mio tempo e il disegno che m'ha creato dentro.

lunedì 10 novembre 2008

Decidere di sè

Ultimamente la sessualità diventa un punto dolente.
Chi ama chi? Che senso ha il sesso?
Ma non l'amore che ci rapisce e sconvolge fisicamente, che sa di labbra rosa e dita tremanti. Si parla di noi, di cosa siamo e cosa amiamo, alle volte anche come lo amiamo. In segreto, segretissimo... Mi chiedo nella bilancia la felicità in quale piatto sia pesata. Mi vedo triste nei loro occhi così impauriti a contatto col mondo. Quel mondo che mi sorride e mi porge fiori come madre e moglie. Così perfetta nella mia decisione. Vorrei veramente fosse così facile per tutti. Alle volte mi chiedo come si concluderanno le loro storie, mentre io già mi beo nel lieto fine. Quanta voglia di combatter per se stessi solo per trovarsi. Chi sa se io ne avrei mai avuto la forza. Se avrei potuto rinunciare ad esser donna. Ora che mi vedo sporca di farina di tentati ravioli, stivali in gomma in un angolo del soggiorno di un'improbabile giardiniera, giochi di bimbi, ossa per cani e gomitoli di lana. Un sigaro spento sotto una lampada calda di studio...la famiglia perfetta. Vorrei riuscire a vedere la loro felicità negli occhi della gente, che tanto temono. Vorrei poter vedere come vorrei.

martedì 4 novembre 2008

La mia alba interrotta

Oggi mi sono messa comoda...
Fuori pioveva e così non ho avuto bisogno d'aprire le persiane. Si respira odore d'inverno oggi e ho pensato che la cosa migliore da fare era rinfilarsi sotto le coperte e regalarmi un momento. Ho sistemato tutto come una sacerdotessa sistema gli oggetti per il suo rituale. Ogni mio gatto aveva la sua copertina su cui riposare, il più grande sulla poltrona e la più piccola ai miei piedi sul piumone. L'unica luce soffusa era data dalla bajour accanto alla quale era appoggiato un fazzoletto nel caso qualche lacrima fosse scesa...
Dopo qualche minuto di lotta fra il bene e il male, le acque si sono calmate fra profonde fusa, io avevo fatto tutto ciò che dovevo fare per non dovermi più alzare finchè non avessi terminato quelle ultimissime 200 pagine.
E' la prima volta che scrivo per la fine di un libro, o di una saga. E' uno strano dolore e una strana perdita quando si arriva alla parola FINE in un libro.
Sai che il momento si avvicina perchè senti più volume nella mano sinista e una parte di te non vuole capacitarsene. Alle volte ho prorogato torturandomi fra il desiderio e il dispiacere. Potrei rileggere sì, ma so cosa aspettarmi e quei personaggi non saranno mai più altrettanto vibranti e vivi nella mia mente.
Alcuni libri un giorno forse potrò prenderli da capo e rileggerli ad orecchie nuove, rivivendoli per riflesso come se fosse la prima volta.
Con questi libri però non potrò farlo. Non posso perchè dev'essere un'esperienza intima nelle palpitazioni del cuore e nelle lacrime, quindi meritava che la parola FINE fosse letta con una certa venerazione.
Il tempo si è fermato o è accellerato, collassato su se stesso, come se i due antipodi si fossero ricongiunti senza più alcuna distinzione e importanza, non m'importava che avessi perso o guadagnato.
Ero lì dentro, spettatrice e personaggio, l'ultimo della fila, quello di cui non ci si ricorda il nome, eppure ero lì con loro a dare il mio appoggio. Vedevo tutto e al contempo sentivo i loro odori, foglie e miele...ed ecco che un po' di me vi è rimasta intrappolata, per sempre, fra quelle pagine a vagare e rivivere, fra carta e mente, mentre la luce di plastica mi indicava che questo giorno di piogga doveva ricominciare a scorrere nella mia vita da comune mortale, il sole è sorto da un pezzo anche se oggi non l'ho visto!
GRAZIE

mercoledì 22 ottobre 2008

Jolly

Io non posso pensare così. Se lo facessi mi lascerei morire e l'ultima cosa che voglio è passare una vita morendo o aspettando la morte.
Accetto il fatto d'essere un risultato di vari numeri od operazioni ma voglio credere che quando ho diviso avrei potuto anche moltiplicare altrimenti è stato tutto inutile. E' stato inutile soffrire così tanto e rimanere sospesi a quella roccia che mi salvava dal precipizio...potevo staccare prima la presa tanto qualcuno mi avrebbe presa per mano per non farmi cadere.
Io non voglio vivere così!
Non voglio che le persone che amo vivano così. Non voglio che non sentano mai quel brivido dietro la schiena, io non ce la faccio a pensare che "posso" e gioire di questo mentre lascio il mondo così com'è.
Io ho passato la vita a cercare qualcuno che fosse come me e spesso ho cercato di far diventare simili a me persone che volevano solo i loro schemi, ho sbagliato!
Sbaglio sempre quando parlo è per questo che ciò che scrivo non va letto perchè tante volte sono stata mandata via dopo aver sconvolto gli animi di chi mi circondava e non è una bella sensazione.
E non è una consolazione sapere che non sono la prima ad essere così e non sarò l'ultima è una consolazione essere ora persone simili insieme.
Caspita, anche in un mazzo di carte i Jolly sono sempre due!
Già...la storia del Jolly...
Alle volte ci sono libri e scrittori che ti segnano profondamente, è come se avessero scritto con un ago ogni parola sulla tua pelle fino a lasciare solo cicatrici:"Il Jolly si aggira senza pace fra gli elfi, come una spia nella fiaba. Arriva a certe conclusioni, ma non ha nessuno a cui riferirle. Soltanto il Jolly è ciò che vede. Soltanto il Jolly vede ciò che è".
Si potrebbe pensare che sia bellissima una cosa del genere...Guarda quale meraviglia è stata creata solo per pochi Jolly, ma poi pensa...in quanti giochi è incluso il Jolly?
Pochi, forse i più interessanti è vero. Però rimane il fatto che per la maggior parte del tempo si sta da una parte a guardare perchè proprio non siamo inclusi e lo senti che non è un gioco per te non puoi forzare quelle regole senza distruggere o scombinare ciò che a loro piace tanto.
Poi si pensa ad un'altra frase dello stesso scrittore che dice:"Il semplice fatto che il mondo esiste significa che i confini dell'inverosimile sono già stati oltrepassati"e allora non si può far altro che sorridere e pensare "al diavolo chi non vuol vedere!"

martedì 21 ottobre 2008

Dualismo

Hai mai notato come in una persona crescano contemporaneamente l'attitudine al bene e al male?! Se così non fosse si creerebbe un disequilibrio e forse ciò porterebbe alla pazzia. Strano come la volontà di diventare un angelo porti ad un odio così profondo verso ciò a cui tendiamo con tanta speme e ci tramuta nel demone più vicino a colui che è caduto. Più fai del bene più sai fare del male. Più conosci l'animo umano più potresti manipolarlo a tuo piacimento, cos'è che spinge a non farlo?! Sinceramente non il mio karma, dato che non m'interessa minimamente. Strano sentir combattere due titani questa infinita lotta dentro di me, sono così opposti, il bene estremo ed il male estremo e si combattono amandosi e con la consapevolezza che la vita senza l'altro sarebbe vissuta a metà. Non sono il diavoletto e l'angiolino dei cartoni animati, sono qualcosa di gigante e si muovono pesanti e antichi di milioni e milioni d'anni. Si può non essere onorati di essere il loro campo di battaglia?!? Tutto questo in me e per me, stupenda ogni ferita, stupendo ogni volta che qualcuno cade, stupendo come si aiutano l'un l'altro ad alzarsi confondendo a volte i loro ruoli e come subito ricomincino a lottare con tanta violenza però non c'è mai pace...non c'è proprio mai e io mi chiedo chi siamo noi per volere la pace mondiale se non sappiamo portarla in noi stessi? Non si è capito nulla di ciò che siamo, ci crediamo creature divine là dove non lo siamo e ci sentiamo le più infime creature là dove siamo dio.
Come pensare di fermare guerre e odio, di esplorare galassie e portare da noi cose che per natura non ci appartengono, quanto saranno inutili le sonde spaziali che inquinano le nostre stelle di pezzi d'uomo quando ancora non sappiamo chi siamo?!?
Mi chiedo quanto sia stato deriso e frainteso il grande jolly d'Atene quando diceva "conosci te stesso", immagino già le risposte dette con un tono quasi di derisione "caro Socrate, io so chi sono, sono Nicoletta, abito a Firenze e studio per diventare architetto". Che nausee deve aver avuto tutte le volte il povero Socrate chi sa quanto ha compatito colui che s'identificava nel proprio nome. Pensaci l'uomo ogni volta che trova qualcosa di sconosciuto gli da un nome, come se così fosse tutto più chiaro, quell'erbaccia con protuberanze spugnose non è un qualcosa di schifoso ma affascinante è un qualcosa che molto probabilmente ha un nome in latino, se chi l'ha "trovata" è stato tanto magnanimo da non metterle il suo nome. Quindi va tutto bene...io sono Nicoletta, tu sei Sempronio e tutti gli altri hanno un altro suono che emesso li costringe a voltarsi e a salutarci, ma con che coraggio rispondiamo alla domanda "chi sei?" dicendo "sono Nicoletta"?! Non ho la più pallida idea di cosa sono veramente, sicuramente qualcosa che c'incastra poco con "Nicoletta" e un po' di più con "Nico". Perfetto, oggi mi sono sdata scrivendo così tante volte il mio nome, ho un ego soddisfatto come non l'avevo mai avuto.

venerdì 17 ottobre 2008

Pietra...miracolo di vita!

Credo che il concetto d'architettura sia stato distorto col tempo perdendo così il concetto di natura ad essa legato. Così l'uomo si lega al plexiglas dimenticandosi la pietra. Copre il cielo con enormi tensostrutture dimenticandosi le stelle. Rincorriamo un progresso fatto di tacchi a spillo credendo che un nudo sia blasfemo.
La bellezza è corrotta dall'accessorio e persa in mille particolari che però non hanno quasi niente di veramente eccezionale. Purtroppo non riusciamo più ad interessarci di cose lontane, nel tempo e nello spazio, dalla nostra persona. L'auto che tutto avvicina e tutto distrugge altro non è che un mezzo per portarci fra altre persone in luoghi affollati. Architettura architettura in che mani sei finita?!?
Nessuno ha più tempo d'innamorarsi di te dal principio e aspetta di vederti morire per intrappolarti in teche di vetro, attorno a loro chi sa però che cosa sorgerà?!?
Nuovi templi che a loro volta saranno lasciati cadere...
Siamo vecchi ma non così tanto da sentirci ancorati ai nostri luoghi, da sentirci in dovere verso la nostra terra. Mi sento qualcosa di stranamente distante da questa nostra società...fortuna che magari ci sono io che conserverò per la prossima me queste pietre che tanto bene s'intonano ad un cielo in burrasca!